Abandonware's Page

L'abandonware è un movimento, e allo stesso tempo una filosofia, che ha come scopo la preservazione e la diffusione del software obsoleto. I vecchi videogames, ad esempio, sono la forma più comune di abandonware oggi sulla rete.

La pagina seguente nasce con l'intento di rispondere alle domande più ricorrenti su questo fenomeno. Conoscerete così le motivazione che portarono Peter Ringering a fondare il movimento, quali sono i principali requisiti che un software deve soddisfare affinchè venga considerato abandonware e molto altro ancora.

Prima di proseguire desidero ringraziare Martin, webmaster del SitoSenzaNome e curatore della FAQ Italiana sull'Abandonware, Giovanni Cappellini, autore di una tesi interessante sull'argomento, dal titolo Abandonware: pirateria o salvaguardia?, e Peter Ringering con i suoi diretti successori, rispettivamente autore e maintainers della Abandonware FAQ originale sul sito Abandonware Ring. Senza il loro lavoro questa pagina non si sarebbe mai realizzata.

COS'È ABANDONWARE: DEFINIZIONE
Per Abandonware si intendono tutti quei titoli, sia videogiochi che applicazioni, per C64, Amiga, Apple, MAX, PC, Console ed altri Home Computer che:

  1. siano più vecchi di 5 anni;
  2. non siano attualmente distribuiti dalle Software House produttrici o da altre società alle quali hanno ceduto i loro diritti;
  3. non siano più supportati (assistenza tecnica via telefono, via e-mail o via web) dalle Software House produttrici o da altre società alle quali hanno ceduto i loro diritti;
  4. non siano stati espressamente definiti dalle Software House produttrici o da altre società alle quali hanno ceduto i loro diritti o che gestiscono i loro interessi come titoli NON Abandonware nonostante rientrino nei 3 punti precedenti.

Un titolo cessa di essere abandonware quando una software house, produttore, distributore o società avente diritto decida di commercializzare o supportare nuovamente un vecchio titolo o quando una software house, produttore, distributore o società avente diritto decida di rivendicare il proprio Copyright.

COSA NON È ABANDONWARE
Tutto il software ancora in commercio la cui distribuzione secondo canali non ufficiali va a ledere economicamente i detentori dei rispettivi Copyright NON è Abandonware. Volendo individuare, anche in questo caso, delle regole possiamo tranquillamente dire che NON è Abandoware tutto il software che:

  1. ha meno di 5 anni;
  2. è ancora distribuito da qualche Società;
  3. è ancora supportato da qualche Società;
  4. è stato dichiarato NON Abandonware da qualche Società avente Diritto.

Un esempio: il vecchio e ancora amato Zak McKracken & The Alien Mindbenders della LucasArts, non è abandonware perchè nonostante rientri nei primi tre punti delle regole, è specificatamente protetto dall'ESA (Entertainment Software Association) per conto del legittimo proprietario.

LEGALITÀ DELL'ABANDONWARE
Secondo le Leggi degli Stati Uniti ed alcuni Trattati Internazionali, un Copyright (Diritto d'Autore) appartiene all'autore fino a 70 anni dopo la sua morte (in Europa 50 anni) o, se il Copyright appartiene ad una Società, dopo 95 anni dalla creazione del prodotto stesso (75 in Europa). Prima che sia passato questo tempo nessuno (eccetto l'autore) ha il diritto di copiare il software. Se una persona tenta di copiare del software ancora detenuto da un Copyright commette un reato ed è soggetto a sanzioni civili e penali.

La durata del Copyright in America prima del 1909 era di 14 anni eventualmente rinnovabile, per una volta sola, se l'autore era ancora in vita. Nel 1909 la durata è stata raddoppiata a 28 anni. Le Società americane considerarono questi un tempo molto corto e così nel 1976 il Congresso estese la durata del Copyright a 50 anni dalla morte dell'autore e a 75 anni nel caso il copyright fosse appartenuto ad una Società.

Sotto queste regolamentazione, il primo cartone di Mickey Mouse (Topolino) sarebbe divenuto di pubblico dominio nel 2004, ma il Congresso con il Sonny Bono Copyright Term Extension Act (CTEA) del 1998 ha esteso la durata del copyright a 70 anni per un autore e 95 anni per una società.

Come è possibile quindi pretendere che fra 95 anni, alla scadenza del copyright, ci sia qualcuno in possesso del software di oggi? Chi avrà, ad esempio, una copia dello storico Alley Cat della IBM nel lontano 2079?

Alley Cat, start screen Alley Cat, ingame screen

La questione dei copyright sul software viene affrontata anche da Franco Carlini nella sua opera "Divergenze Digitali" (2002, ManifestoLibri) descrivendola in termini informali come "beffa" e "danno". Beffa perchè, come già evidenziato, i tempi del copyright sono esageratamente lunghi, danno perchè il ritiro dal commercio di un software rende inutili i file scritti nel formato proprietario.

L'autore prosegue con l'esempio di Dan Bricklin, che per riottenere una copia del suo sistema primordiale di fogli di calcolo ha fatto ricorso alla copia abusiva di un amico.

Dan Bricklin è stato fortunato, ma non è andata così bene a Mark Pelczarski, il quale decise nel '96 di rendere disponibili liberamente i giochi di avventura della Polarware/Penguin Software, la sua ex-azienda. Tuttavia Pelczarski non possedeva più tutti i titoli, risalenti agli anni '80, ed ancora oggi nel suo sito ci sono dei "buchi", ed il timore che pervade i visitatori sta assumendo sempre più i contorni dell'amara certezza di aver perso qualcosa per sempre.

La conclusione è che attualmente non c'è bilanciamento tra gli interessi delle aziende private e quello del pubblico; le prime vengono tutelate efficacemente da una applicazione erronea di brevetti e copyright, il pubblico in teoria deve adeguarsi.

Ma veniamo alla domanda cruciale: l'abandonware è legale o illegale? Di fatto è illegale, ma basandosi essenzialmente sulla tolleranza delle Software House e di chiunque detenga i Diritti d'Autore il fenomeno si colloca, praticamente, in una sorta di semilegalità.

La tolleranza è dovuta al fatto che non si lede economicamente le Software House o chiunque detenga i Diritti d'Autore né si lucra su quanto offerto. È pertanto essenziale che chi fornisce materiale Abandonware rispetti in tutto e per tutto le sue regole in attesa di una legislazione meno bieca sui copyright per il software.

SALVAGUARDIA DEL SOFTWARE
Bisogna tenere conto anche che mentre i bit sono eterni, i supporti che li memorizzano non lo sono. I floppy da 5,25" e da 3,5" si smagnetizzano. I software ludici della sala giochi sono memorizzati su chip, transistor e circuiti, sottoposti a deterioramento. Occorre quindi affrettarsi a trasformare il contenuto dei supporti in files e condividere il risultato, in fondo da vari anni ci preoccupiamo della salvaguardia della carta stampata (Progetto Gutenberg) e degli altri media (digitalizzazione dell'audio, cattura del video analogico, scannerizzazione delle immagini). Già che ci siamo, possiamo dire che addirittura è già iniziata la salvaguardia dei contenuti del web, attraverso il WebArchive. Ma nessun ente ufficiale si occupa di salvare il software. Il movimento dell'Abandoware, seppure con le sue limitazioni, ha iniziato a farlo.

REAZIONE DELLE SOFTWARE HOUSE
Varie Software House hanno affidato la tutela delle loro opere ad un ente, l'ESA, che ha le idee ben chiare sull'argomento: qualsiasi distribuzione di materiale coperto da diritti d'autore è un reato a norma di legge. Viene a cadere quindi la distinzione tra la pirateria di bassa lega e la nobile opera dell'abandonware.

Interpellate sull'argomento, aziende famose come la Sierra, l'Activision e l'Interplay hanno rifutato qualsiasi forma di commento, mentre la Electronic Arts, la Infogrames Entertainment e la Bethesda Softworks non hanno fatto altro che ripetere in coro di non vedere notevoli differenze tra l'abandonware e la pirateria, senza dare però indicazioni sul reperimento del materiale, a parte negozi on-line specializzati o ebay. La Electronics Arts comunque ha pubblicato sul suo sito Madden NFL 95 e SimCity Classic, ma ha anche fatto perseguire chi distribuiva la loro proprietà intellettuale senza autorizzazione.

Anche la Nintendo, sul suo sito, non fa distinzioni, affermando che la pirateria delle ROM causa cali nelle vendite dei suoi sistemi attuali. Per quel che riguarda la distribuzione illegale delle ISO del GameCube o delle ROM del DS e del GameBoy Advance, si può essere d'accordo, ma certo non si può imputare lo scarso successo del GameCube, rispetto alla Playstation2 della Sony, alle persone che scaricano le ROM degli anni '80.

È anche vero, che in molti casi, il fenomeno ha convinto le Software House ed i programmatori a rendere di pubblico dominio addirittura i sorgenti di pietre miliari come Betrayal at Krondor, B -17: Flying Fortress, Secret Agent, Red Baron e One Must Fall per citarne alcuni.

ELENCO VIDEOGIOCHI LIBERATI
Una lista ben fatta, con tutti i videogiochi liberati, è possibile trovarla su Wikipedia. In essa vengono riportati tutti quei titoli che, dopo una iniziale distribuzione commerciale, sono stati dichiarati freeware dagli sviluppatori o dai loro editori per diversi motivi, ad esempio per promuovere un nuovo episodio di una serie. Alcuni di essi non sono etichettabili come software liberamente distribuibile, ma contengono licenze che obbligano la loro disponibilità  solamente in particolari siti web o comunque ottenibili con l'esplicito permesso dell'autore. Altri sono titoli che sono stati disponibili gratuitamente per un determinato lasso di tempo, e ora sono nuovamente commerciali.

ABANDONWARE O NON ABANDONWARE
Sicuramente questo è il dilemma più ricorrente di chi decida di gestire un sito di abandonware. Fino a qualche tempo addietro l'Offical AbandonWare Ring manteneva una lista aggiornata dei titoli NON Abandonware, i cosiddetti OldWares, che agevolava notevolmente tale compito.

Oggi un ottimo punto di partenza può essere consultare l'elenco del SitoSenzaNome (a dire il vero non aggiornatissimo), visitare il sito Home of the Underdogs o ancora, per avere una idea dei titoli in vendita in Italia, visitare regolarmente i siti dei maggiori distributori italiani, come CDVerte, Leader e Halifax.

STORIA DELL'ABANDONWARE
Agli inizi del 1997 Peter Ringering e Ben (dall'Israele) portarono all'estrema conseguenza il fatto di non riuscire più a reperire in alcun modo software prodotto per computers di fascia bassa e nacquero così, in veste provocatoria, i primi due siti di Abandonware: Oldie Computer Site di Ringering ed il Classic Game Archive di Ben (Febbraio 1997). Il termine Abandoware è stato coniato dagli stessi padri come contrazione delle due paroli inglesi Abandoned e Software.

Altri navigatori entusiasti (come Jou e Mattijs) decisero di fare altrettanto, sposando la loro iniziativa. Unendo le loro forze nacque poco dopo (Marzo 1997) l'Abandonware Ring Central (oggi solo Abandonware Ring mentenuto da Swizzle, LD e Lone Lee), il primo ritrovo che offriva una sorta di supporto per la ricerca di software non più commercializzato ai navigatori che fossero interessati.

Le FAQ Ufficiali sono nate nello stesso periodo come risposta al sempre maggiore interesse da parte del pubblico di videogiocatori e al fine di garantire un codice di auto-regolamentazione che evitasse confusioni.

In Italia il principale portabandiera è il SitoSenzaNome, il cui webmaster, Martin, ha dato vita anche al manifesto nella nostra lingua, al circuito di siti italiani e al gruppo free.it.comp.software.abandonware, con una particolare attenzione ai prodotti della creatività dei programmatori della nostra penisola.

SPERANZE PER IL FUTURO
Nonostante il movimento Abandonware si sia auto-imposto un codice di regola- mentazione e basi la sua sopravvivenza sulla tolleranza delle Software House c'è da sottolineare che la tutela degli interessi di tutti, Software House comprese, è un compito dello Stato e non di singoli privati. E per il momento lo Stato ha in vigore la cosiddetta Legge Anti-Pirateria (Legge 248/2000,) finalizzata proprio alla tutela del software e pertanto della sua relativa catena di produzione.

In Italia la duplicazione o diffusione di software a scopo di profitto è un reato penale (da 6 mesi a 3 anni di reclusione) e per procedere un qualunque organo inquirente non necessità la denuncia degli aventi diritto. In altre parole, se la polizia, la magistratura o altro organo viene a conoscenza di un episodio di duplicazione o diffusione automaticamente si procede nell'azione legale anche senza che la Software House ne sappia nulla.

Quello che è ancora poco chiaro, in quanto non c'è ne una diffusa dottrina ne una diffusa giurisprudenza, è se nella duplicazione/diffusione di software oramai fuori commercio da diversi anni, può ravvedersi lo scopo di profitto che è perno centrale della citata Legge 248/2000.

Fortunatamente il fenomeno dell'Abandonware, almeno per adesso, non è perseguito ma domani? La speranza di una maggiore chiarezza sull'attuale normativa in materia, magari definendo meglio il preciso campo di applicazione, è l'ultima a morire.

Questa pagina è stata modificata il 26/11/2014
marcotodaro.com